S&P MIB: l’uscita dal tunnel sembra inizi a
vedersi
Dopo oltre 4 settimane in cui l’S&P Mib non
faceva segnare in base settimanale una chiusura superiore rispetto l’apertura,
finalmente riesce a terminare un’ottava tutta in rimonta a 34615 punti in rialzo
dell’1.22%.
Sono già un paio di settimane, specialmente nell’ultima
NEWSLETTER che affermo che cominciare una nuova fase di accumulo a questi prezzi
potrebbe non essere poi un forte azzardo.
Questa settimana sembra abbiamo avuto le prime conferme di ciò, infatti, subito
dopo il
taglio dei tassi di interesse USA (che ricordo è il secondo in pochissimo tempo)
non si è verificato il consueto “crollo” che ha caratterizzato i precedenti
abbassamenti. A questo possiamo aggiungere altri due dati molto positivi, come
ad esempio l’ISM uscito venerdì a sorpresa sopra i 50, quota sopra cui si può
parlare di espansione economica. Inoltre sempre nella seduta di venerdì è giunta
“quasi inaspettata” l’opa di Microsoft su Yahoo che di fatto riconosce al
competitors un notevole premio sulle quotazioni di mercato di giovedì.
Anche nel mercato italiano stiamo assistendo a interessanti riorganizzazioni,
buyback che unite all’alto rendimento che i dividenti a questi valori offriranno
le azioni, potrebbero lasciarci ben pensare per il secondo trimestre.
Volendo definire dei possibili target rialzisti a breve, alla definitiva rottura
dei 34800 potremmo individuare un possibile pull back appena sopra i 35000 il
cui superamento stempererebbe un pò il clima di forte incertezza e potrebbe
condurci verso la chiusura del gap a 35704 punti.
Al ribasso, il graduale miglioramento dei principali oscillatori mi lascia
credere che, almeno in linea teorica, non dovremmo assistere a breve ai forti
scrolloni a cui i mercati ci hanno abituati nell’ultimo mese.
La chiusura del Nasdaq Composite (questa settimana sempre caratterizzato da
volumi altissimi) sopra i 2400 punti lascerebbe spazio ad ulteriore positività
che dovrebbe permettere al principale indice delle blue chips italiane di aprire
lunedì in modo positivo.
Davide Rapisarda
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analisi
S&P MIB: siamo alla
fine del ribasso?
L’S&P Mib chiude
l’ennesima ottava in fortissimo ribasso. Più esattamente la chiusura si è
attestata a 34197 punti, che in base settimanale corrispondono ad un ribasso del
5.44% rispetto al venerdì precedente. A vederlo così sembra già disastroso, ma
se consideriamo il minimo di metà settimana a 32140 punti, tutto sommato
possiamo ritenerci quasi “fortunati”.
Quelle a cui stiamo assistendo sono sedute che realmente passeranno alla storia
e saranno ben visibili nei grafici (e probabilmente vive nella nostra memoria)
per molti anni. A inizio
settimana si sono registrati livelli di ipervenduto (RSI) che non si vedevano
dai tragici attentati dell’11 settembre.
Insomma per dirla in breve siamo stati in pieno panic selling ovvero quel
movimento che si sviluppa al termine di un trend ribassista e da cui prenderà
origine il nuovo trend che NON ci porterà in tempi brevi a rivedere i valori a
cui eravamo abituati solo qualche mese fa, e a parte un rimbalzo iniziale, avrà
bisogno di un periodo medio lungo di accumulo.
In USA stanno applicando tutte le politice economiche e fiscali che sono in loro
potere per cercare di superare la fase più acuta della crisi. Abbiamo infatti
assistito alla presentazione da parte di Bush di una notevole riduzione fiscale
e la Fed ha abbassato di 75 punti base i tassi di interesse. Entro fine mese,
però, qualcuno si aspetterebbe un’ulteriore riduzione di altri 50 punti base.
Questa settimana, un pò come successo per la scorsa, non vi darò livelli di
supporto o resistenza, in quanto l’elevata volatilità gli darebbe poca valenza
ed anche se nelle ultime sedute la situazione è lievamente migliorata, non
possiamo essere certi di essere alla fine e potremmo considerare l’idea del
semplice rimbalzo tecnico atto a scaricare l’eccesso di ipervenduto.
Ricordo che la media mobile a 200 sedute, che rappresenta una sorta di
sparti-acque tra positività e negatività, transita ancora lontanissima sui 40300
punti.
Chi ha un’ottica di lunghissimo periodo è probabile che un ingresso graduale su
questi livelli di mercato nei prossimi anni potrà offrire risultati molto
interessanti. Per chi invece ha un’ottica di breve/brevissimo periodo sconsiglio
di operare perchè l’eccessiva volatilità offre le stesse possibilità di chiudere
in gain un operazione che si possono avere scommettendo sull’uscita di testa o
croce del lancio di una monetina.
Davide Rapisarda
 
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S&P MIB: dove siamo diretti?
Ennesima settimana
caratterizzata da alta volatilità che non permette al nostro S&P MIB di
chiudere positivo, infatti tra alti e bassi, rispetto alla chiusura del
venerdì precedente l’indice lascia sul campo lo 0.23% a 37364 punti.
Decisamente peggio è andata negli USA dove, seduta dopo seduta, il Nasdaq
composite lascia sul campo oltre il 2.5% giungendo con diversi giorni di
anticipo al target di cui vi avevo parlato nella scorsa newsletter
rappresentato dal completamento del doppio massimo.
La recessione USA è vicina, molti affermano già che ci sono già. In effetti
l’ISM uscito sotto i 50, non lascia certo ben sperare, la crisi dal settore
immobiliare e bancario sembra stia piano piano facendo rallentare anche gli
altri settori. Proprio per evitare un aggravamento della situazione la Fed
ha annunciato che già nella prossima riunione (fine gennaio) potrebbe
esserci un nuovo taglio dei tassi di interesse.
La Bce, questa volta, sembra essersi mossa dal lato opposto, affermando, in
Europa, la possibilità di un nuovo aumento.E’ una situazione molto complessa
che potrebbe penalizzare ulteriormente il rapporto di cambio Euro/dollaro
che ormai sembra avviato in area 1.50.
I timori di recessione USA e quindi di una domanda sensibilmente inferiore a
quella attuale hanno portato ad un rapido deprezzamento del petrolio che da
100 scende fino a 92 dollari circa. Gli stessi motivi, hanno portato alla
crescita dell’oro (considerato da sempre un bene rifugio) che ha fatto
segnare nuovi massimi.
Nel S&P MIB, abbiamo assistito alla rottura del minimo di novembre, anche se
sul finale ci siamo riportati un pò su. I target ribassisti sono
rappresentati da 36900 e 36300. I 37358 punti rappresentano il minimo di
novembre.
Quando diventa troppo facile guadagnare al ribasso e tutti hanno una view
nagativa, spesso avviene un inversione del trend. Questo non vuole essere
certamente un invito ad aprire posizioni rialziste ma più che altro un
invito alla prudenza in quanto anche le operazioni più facili potrebbero
nascondere insidie inaspettate. Per gli investimenti di lungo periodo
aspetteremo il superamento della media mobile a 200 sedute che transitando
in area 40680 non sarà facilmente raggiungibile a breve. I principali
livelli di resistenza intermedi sono a 38000 e 38450 punti.