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Focus Giuseppe D'Orta RISPARMIO GESTITO:
Polizze tranquille...solo per chi
non sa cosa c'è dentro
Termini come "cartolarizzazione" e strumenti derivati complessi come CLN (Credit
Link Notes), CDO (Collateralized Debt Obligation), CDS (Credit Default Swap)
sono diventati negli ultimi tempi noti al grande pubblico per via della
questione sub-prime. Ad esempio, la scorsa estate molti sottoscrittori di fondi
comuni hanno scoperto a proprie spese cosa può voler dire aver investito in
simili strumenti. Fondi comuni spesso presentati come "tranquilli ma dinamici"
che di colpo hanno mostrato la loro vera natura di rischio.
Ma ci sono molti investitori che hanno comprato prodotti altrettanto
"tranquilli" e che a tutt'oggi non sanno cosa hanno rischiato, cosa stanno
rischiando, e quante perdite hanno dovuto subire. Tutto ciò senza nemmeno
esserne informati.
Questi "prodotti tranquilli", venduti come tali, sono alcune polizze index
linked. Strumenti che già di norma vanno evitati perché molto poco efficienti e
pieni di costi occulti. In questa occasione affrontiamo un particolare aspetto
di alcune di essi.
Nelle polizze index linked, contrariamente a ciò che quasi tutti credono, il
soggetto che deve pagare a scadenza quanto le condizioni contrattuali prevedono
non è la compagnia assicurativa ma l'emittente dell'obbligazione contenuta nella
polizza stessa.
Se l'emissione obbligazionaria finisce in default, quindi, i possessori della
polizza ne subiscono le conseguenze.
Per questo motivo la normativa Isvap prevede che l'obbligazione sottostante
debba essere dotata di un rating elevato, non inferiore ad A-. Il rating, però,
può cambiare nel tempo.
Il prezzo di emissione di una polizza idex linked è di regola composto dalla
somma di tre quotazioni, vale a dire:
- Un'obbligazione senza cedola, "zero coupon bond" che ha il compito di
restituire il capitale a scadenza
- Un'opzione legata al sottostante (spesso panieri di indici o di strumenti) che
ha il compito di consentire alla polizza di puntare ad un guadagno.
- Le provvigioni incassate dalla compagnia assicurativa.
Il costante calo dei rendimenti obbligazionari cui abbiamo assistito negli anni
passati ha comportato un'inconveniente non da poco per le assicurazioni: i
prezzi degli zero coupon bond diventavano sempre più alti e quindi i margini di
guadagno per chi allestiva le polizze si comprimevano.
Per abbassare il prezzo di acquisto delle obbligazioni, e quindi poter
continuare a guadagnare molto bene, a partire dal 2001 alcune compagnie
assicurative hanno iniziato ad utilizzare, al posto del classico zero coupon
bond emesso da una banca o da istituzione finanziaria dal rating elevato, delle
obbligazioni aventi sottostanti particolari, vale a dire dei titoli "credit link
notes" oppure obbligazioni emesse da società-veicolo nell'ambito di operazioni
di cartolarizzazione.
Questi titoli offrono un rendimento maggiore rispetto ai normali zero coupon
bond e quindi il loro prezzo è più basso.
Ad un maggior rendimento atteso, però, corrisponde necessariamente un maggior
rischio. E qui veniamo ad analizzare cosa c'è realmente dentro queste
obbligazioni.
Un CDO, Collateralized Debt Obligation, è un'obbligazione che si basa su un
paniere di debiti. Ad esempio, i CDO utilizzati da Poste Vita (compagnia
assicurativa di Poste Italiane) hanno nei panieri dei CDS, Credit Default Swap,
che sono dei derivati sul rischio di credito.
Questi panieri hanno nel corso degli anni dovuto subire dei downgrade
(abbassamenti del rating) dovuti al fallimento di alcune grandi società come
Worldcom e Parmalat ma anche alle periodiche tempeste, l'ultima risalente alla
scorsa estate, che hanno scosso i mercati dei derivati smuovendone parecchio le
quotazioni.
Col passare del tempo, il rating iniziale attribuito a questi strumenti, pari ad
AAA, quindi il massimo, si è molto allontanato da quel livello ed avvicinato a
quello minimo consentito, costringendo a delle ristrutturazioni.
Le ristrutturazioni e le variazioni di rating si sono succedute dal 2000 e
durano ancora oggi.
Quali compagnie assicurative hanno utilizzato questi strumenti?
- Esiste un'emissione di Montepaschi Vita, che non siamo riusciti ad
individuare.
- BNL Vita ne ha emesse almeno due: Insurance High Yield e Insurance High Yield
II, emesse rispettivamente nel dicembre 2002 e nel marzo 2003 ed entrambe con
scadenza a cinque anni ed entrambe (pagina 5, articolo 4) con avvertenze sulla
natura del sottostante e sul rischio in cui incorrono i clienti. Non abbiamo
notizie su eventuali ristrutturazioni né sulla situazione attuale dei
sottostanti di queste due polizze.
Le note informative si trovano ai seguenti indirizzi
www.bnlvita.it/media/prodo/pdf/fascicoli_index/Insurance_High_Yield_index_-_EXUF.pdf
www.bnlvita.it/media/prodo/pdf/fascicoli_index/Insurance_High_Yield_II_index_-_EXUG.pdf
- La società che ha fatto man bassa di raccolta con questi strumenti è stata
Poste Vita attraverso le serie di emissioni denominate "Programma Dinamico 2001"
e soprattutto "Programma Dinamico 2002".
Basta considerare che l'importo dei CDO sottostanti le obbligazioni contenute
nelle sue polizze ammonta alla stratosferica cifra di 2,068 miliardi di euro per
capire l'entità della questione.
Ecco le polizze interessate:
- Classe 3A, collocata dal 02/11/2001 al 30/11/2001
- Classe 3A Valore Reale, collocata dal 07/01/2002 al 09/02/2002
- Ideale, collocata dal 18/03/2002 al 20/04/2002
- Raddoppio, collocata dal 03/06/2002 al 10/07/2002
- Raddoppio Premium, collocata dal 12/08/2002 al 21/09/2002
- Index Cup, collocata dal 21/10/2002 al 16/11/2002
La nota informativa di ogni polizza si trova alla fine della relativa pagina cui
si accede cliccando sul nome di ciascuna di essi all'indirizzo
http://www.poste.it/bancoposta/postevita/download.shtml
Le note informative spiegano che il bond è legato a cartolarizzazioni e ne
evidenziano il relativo rischio, ma non entrano nei dettagli. Per quelli occorre
leggere i contratti.
Come detto, ristrutturazioni e variazioni di rating durano ancora oggi. L'ultima
attribuzione di rating da parte di Fitch ad uno dei veicoli usati da Poste Vita,
compagnia assicurativa delle Poste, è avvenuto pochi giorni fa, lo scorso 9
ottobre.
Niente di tutto ciò è mai stato comunicato ai clienti, nonostante i rischi ed i
costi siano da loro sopportati.
Dal punto di vista formale le Poste sono in regola, poiché non sussiste
l'obbligo di farlo. Lo è molto poco, invece, nella sostanza: quanti clienti
sanno di avere in portafoglio un titolo tanto rischioso? Quanti clienti sanno
che il rating è stato abbassato? Quanti sanno che è stato ristrutturato più
volte, e potrebbe esserlo ancora, con costi tutti a loro carico?
In questo articolo ci siamo concentrati sulle perdite e sui rischi che hanno
corso e che stanno ancora correndo i possessori di queste polizze. La storia
presenta altri aspetti, non meno importanti e controversi.
Istituzioni che hanno scaricato sui sottoscrittori delle polizze il proprio
rischio di credito: nei panieri di CDS ci sono derivati sul default di aziende
come Worldcom e Parmalat, tramite i quali sui clienti delle polizze sono stati
scaricati il rischio ed il costo di questi fallimenti. Ad esempio, vi è inserito
un credito che JP Morgan Chase vantava nei confronti di Worldcom per ottanta
milioni di dollari, posizione che si è invece tramutata in un guadagno di sedici
milioni di dollari per via dei trentuno milioni incassati per la
ristrutturazione. Senza contare che l'impacchettamento dei derivati e la vendita
delle polizze ha portato guadagni complessivi per JPMorgan Chase e Poste Vita
per ben duecento milioni di dollari. Per le sei polizze, Poste Vita ha di volta
in volta lavorato con Lehman Brothers, JPMorgan Chase e Credit Suisse First
Boston.
La pubblicizzazione del rating: prima dell'emissione, le Poste chiesero
all'agenzia Fitch rating di natura "privata", di quelli che si usano tra
investitori istituzionali. Un lavoro che l'agenzia di rating ha svolto credendo
che sarebbe stato letto solo da persone espertissime. Le Poste, invece, hanno
divulgato il rating al pubblico per invogliare a sottoscrivere le polizze. Fitch,
una volta accortasi di ciò, ha iniziato a pubblicizzare le successive variazioni
dei rating.
Lo scivolone sull'etica: la polizza "Ideale", presentata come investimento
etico, aveva tra componenti del CDO sottostante un derivato su un prestito ad un
generatore nucleare.
Notando la comparsa sul mercato di queste polizze non tranquille, a differenza
di venivano presentate, l'Isvap intervenne il 10 giugno del 2003 con la
Circolare 507/D con cui vietò il collegamento delle prestazioni dei contratti
index-linked "a indici o altri valori di riferimento che siano costruiti o
collegati, in modo diretto o indiretto, a titoli derivanti da operazioni di
cartolarizzazione, effettuate anche in maniera sintetica, ovvero a derivati del
credito". Leggere le motivazioni dell'Istituto di vigilanza è molto istruttivo:
"(Index linked) che offrono prestazioni direttamente collegate al valore di
credit linked notes o di titoli emessi da società veicolo nell'ambito di
operazioni di cartolarizzazione di elevata complessità, spesso associate
all'utilizzo di derivati del credito, che rendono difficile la valutazione del
reale rischio di investimento da parte degli assicurati. Caratteristica comune
di tali prodotti è il trasferimento agli assicurati, secondo articolazioni
contrattuali variamente definite, dei rischi di credito degli attivi oggetto di
cartolarizzazione ovvero di portafogli o "entità di riferimento".
Tutta la vicenda viene ampiamente trattata da Plus, supplemento de IlSole24Ore
del sabato, domani in edicola. Una citazione merita senza dubbio la rivista
specializzata Risk (www.risk.net), che sin dal 2004 se ne era occupata in
maniera molto approfondita.
Cosa fare se ci si accorge di essere in possesso di una di queste polizze? Non
occorre farsi prendere dal panico, ma senza dubbio bisogna chiedere adeguate
informazioni alla compagnia assicurativa. In particolare sul grado di rischio
attuale e futuro. Non bisogna farsi fuorviare dal valore attuale delle polizze,
perché la questione sta nel rischio che si corre.
Giuseppe D'Orta
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